Il doping e la sua origine
Storia e attualità del doping

Ti stai avvicinando al mondo della palestra e un amico o un parente già ti ha fatto la battuta sul doping? Vedi un tizio sollevare molti kg e il tuo amico è pronto con un “chissà cosa si prende”? Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questo concetto controverso, spesso considerato un tabù.

Con la parola doping si intende l’uso o abuso di particolari sostanze che aumentano artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni di un atleta. Il termine viene dall’inglese dope, una miscela di vino e tè che gli schiavi americani bevevano per rimanere attivi. Già nelle Olimpiadi del 668 a.C. gli atleti utilizzavano sostanze eccitanti come fughi, piante o bevande stimolanti. Lo stesso Galeno, nel secondo secolo d.C. descriveva questa tendenza presente negli atleti romani. È con l’industria farmaceutica del XIX secolo che si diffondono sostanze come alcool, stricnina, caffeina, oppio o trimetil (sostanza che portò alla morte del ciclista Linton nel 1886, primo caso di morte per doping nella storia).

Come funziona
Gli ormoni steroidei e i composti stimolanti del sistema nervoso implementano il rendimento sportivo. I primi, ad esempio, provocano una ipertrofia muscolare con riduzione delle masse adipose, aumento di forza e capacità di recupero. Le anfetamine e gli altri stimolanti invece migliorano la prontezza di riflessi e la concentrazione. L’alterazione dei parametri ha come conseguenza una maggiore resistenza allo sforzo. Logicamente, e sono ben noti, esistono molti effetti negativi procurati da queste sostanze. Nello specifico, gli ormoni steroidei comportano una perdita dell’elasticità del connettivo aumentando la facilità di rottura, la formazione di trombi, quindi un rischio di infarto e complicazioni cardiovascolari. Le anfetamine provocano invece ipertensione, crisi compulsive, vomito, dolori addominali, emorragie celebrali, psicosi, dipendenza e, infine, la morte. La stessa cocaina causa aritmie cardiache, tremori e convulsioni, attacchi di panico e aggressività, depressione e ansia, paralisi muscolare o respirazione irregolare.

Sviluppi nel tempo
Poco dopo gli anni Settanta, l’eritropoietina (un ormone in grado di stimolare la produzione di globuli rossi) viene isolato dall’urina umana e, una volta identificato il gene, viene clonato e transfettato in cellule ovariche. Nel 1985 è messo in commercio con lo scopo di curare malattie del sangue e carenza di eritrociti. Subito dopo viene utilizzato nel ciclismo (grande attenzione lo riceverà proprio grazie ai casi riscontrati durante il Tour de France), sci di fondo e corsa. Sempre negli anni Ottanta entra nello sport l’ormone della crescita (GH), considerato un valido sostituto degli steroidi anabolizzanti. Essendo il GH ricavato dall’ipofisi dei cadaveri, vi furono presto casi di encefalopatia, e per questo motivo venne ritirato dal mercato nel 1985.


Attualmente i regolamenti sportivi e il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) vietano categoricamente l’abuso di sostanze dopanti e prescrivono l’obbligo per gli atleti di sottoporsi ad analisi delle urine o del sangue. L’Agenzia Mondiale Anti-Doping si occupa di aggiornare costantemente un elenco di sostanze e metodi compatibili con gli ideali etici dello sport e di quelli, al contrario, vietati. È inoltre incaricata della scoperta di test di individuazione e dell’attuazione di programmi efficaci per lo screening degli atleti.

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